Prima Ford aveva ceduto, e ora è la volta di Stellantis di issare bandiera bianca. Dopo l’ondata di scioperi delle ultime settimane, il conglomerato italo-franco-americano, nato nel 2021 dalla fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e PSA Groupe, ha ceduto alle richieste del sindacato United Automobile Workers (U.A.W.). Le proteste hanno causato notevoli disagi nella produzione di Chrysler, Jeep e soprattutto Ram, che è stata la più colpita in questo periodo.
Stellantis: i termini del nuovo accordo con i lavoratori americani
Per placare gli animi, Stellantis ha accettato le condizioni imposte dal sindacato, l’equivalente della nostra CGIL. In virtù di tale accordo, la paga oraria massima dei dipendenti passerà da 32 a 40 dollari in quattro anni e mezzo. Ciò significa che chi lavora 40 ore a settimana guadagnerà circa 84 mila dollari all’anno. Inoltre, è previsto un aumento salariale del 25% per tutti, distribuito nel corso di tre anni. Il precedente contratto è scaduto lo scorso 15 settembre e, fino a poco tempo fa, nessuna delle parti coinvolte sembrava disposta a cedere, almeno fino alle ultime ore.
Le proteste dell’U.A.W. hanno avuto pesanti ripercussioni sull’attività di Stellantis, causando danni economici che hanno portato l’azienda a ritirarsi dal CES di Las Vegas, previsto in apertura del 2024. Contrariamente a quanto annunciato in precedenza, il conglomerato non parteciperà più alla prestigiosa fiera dedicata alla tecnologia. La decisione rappresenta una mossa per mostrare le ultime innovazioni agli addetti ai lavori e ai visitatori.
Anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha sostenuto la causa dei manifestanti, mentre Elon Musk, amministratore delegato di Tesla, ha condiviso alcune opinioni personali sullo sciopero. Inoltre, Musk è noto per essere in disaccordo con Biden. A suo parere, piegarsi alle richieste avrebbe portato a problemi significativi e, con la sua solita vena provocatoria, aveva previsto un fallimento certo.
La richiesta della classe operaia è chiara: considerando il successo dell’azienda in passato, i lavoratori ritengono giusto ottenere una quota adeguata di benefici. Inizialmente, nessuno dei produttori sembrava disposto a soddisfare le richieste della forza lavoro, ma alla fine si sono ritrovati con le spalle al muro. Ford si è arresa, seguita da Stellantis, mentre General Motors è l’unica che sembra resistere, almeno finora.