Cosa sta accadendo in Stellantis? Più il tempo passo passa e più le idee appaiono confuse. In Italia le cose non vanno per il verso giusto, con il recente stop di due settimane a Mirafiori delle linee produttive della Fiat 500e. Che la city car a zero emissioni avesse perso un po’ di smalto lo si era intuito in precedenti occasioni. I dati di immatricolazione del mese di luglio l’hanno sì vista nella top 10 delle bev, tuttavia era l’unica in segno negativo. Mentre le targhe aumentano, la torinese perdeva colpi, con una flessione del 3 per cento.
Stellantis: conta solo la Francia?
Un piccolo campanello d’allarme della quale vi avevamo messi al corrente. Perché fino a quel punto tutto sembrava filare liscio, almeno in riferimento al modello. Su sia la motivazione dietro all’allontanamento della clientela si interrogheranno i piani alti. Che, intanto, respingono al mittente le critiche secondo cui snobbino la nostra penisola. Poi, però, ci sono i fatti e una serie di indizi suffragano la tesi dei detrattori. Dal Governo in carica, nella persona di Adolfo Urso, hanno peraltro mandato delle frecciate.
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy aveva espresso parecchie perplessità circa i piani di Stellantis. Puntuale era arrivata la risposta di John Elkann, apparso piuttosto infastidito. Che abbiano toccato un nervo scoperto? È la tesi sostenuta da una nutrita frangia di molti.
Con la fusione nel 2021 tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e Peugeot Groupe (PSA), le parti avrebbero spostato la postazione di comando, in direzione francese. Malgrado la Exor della famiglia Agnelli – Elkann sia l’azionista di maggioranza, sommati tra loro i soci francesi prevalgono. Non a caso, il timoniere è l’amministratore delegato di PSA e i principali progetti sono stati commissionati agli operai d’oltralpe. Inoltre, gli stessi uffici italiani sarebbero appannaggio dei nostri cugini.
Laddove fosse davvero così, resterebbe da individuare una soluzione al problema. Perché l’industria dell’automobile ha sempre avuto un ruolo centrale nel Belpaese, motore di buona parte dell’economia nazionale. Agli onorevoli sarebbe venuta l’idea di entrare in qualità di azionisti, invano. Difatti, John Elkann ha respinto l’ipotesi, in quanto un’idea del genere avrebbe senso solo e soltanto qualora Stellantis versasse in cattive acque.
La cessione di quote Peugeot allo Stato transalpino dipese, infatti, dal rischio di andare incontro alla bancarotta. A Parigi accettarono, in cambio di un ruolo attivo. E il passato si farebbe oggi sentire sul presente, mettendo la Francia in una posizione di forza, a discapito della nostra manodopera.