Un report di Transport & Environment (T&E) dipinge un quadro preoccupante per il futuro di Fiat. L’azienda torinese, da sempre simbolo del Made in Italy e dell’auto utilitaria, sembra stia progressivamente abbandonando entrambi i capisaldi della propria identità. Lo lamentano da tempo i dipendenti degli stabilimenti siti lungo la nostra penisola, nonché il Governo italiano.
Fiat: addio all’auto utilitaria italiana? Il futuro è elettrico e su ruote alte

Da quando FCA e PSA si sono fuse dando vita a Stellantis, molto è cambiato nei piani societari. Alcuni modelli cruciali nell’attività del Lingotto sono stati commissionati altrove e, benché il leader del conglomerato, John Elkann, si ostini ad affermare il contrario, i numeri che affiorano paiono confermare la tesi dei detrattori.
La produzione di veicoli iconici come la Fiat 600 e la Topolino è stata delocalizzata a Tychy, in Polonia, e a Kenitra, in Marocco. Comunque, il principale oggetto della discordia concerne la nuova Panda a zero emissioni, la quale nascerà a Kragujevac, in Serbia. Attesa alla presentazione, fissata per l’11 giugno del 2024, in occasione del 115° anniversario del Costruttore, la mitica bestseller vedrà la luce altrove, in un territorio caratterizzato da costi ridotti.
Un duro colpo per la manodopera di Pomigliano d’Arco, la quale continua a chiedere un modello sostitutivo. Non si accontenta della “Pandina”, vale a dire la generazione attuale rinnovata in certi tratti (principalmente nella tecnologia), che continuerà a uscire dalla catena di montaggio fino al 2027.
Stando alle previsioni di T&E, appena il 22% dei veicoli Fiat dovrebbero rimanere nel Belpaese entro il 2030. La progressiva dismissione delle city car rischia di far perdere a Fiat l’accezione originale. Gli autori le imputano di appannare la relativa offerta in un frangente dove è evidente la mancanza di proposte, da parte dell’automotive europeo, sui segmenti delle piccole (A e B), con particolare riferimento alle full electric.
La procedura di elettrificazione della compagnia prosegue a ritmi lenti, in parte a causa della reticenza del pubblico italiano verso le auto green. Ne è la prova quanto sta attualmente accadendo a Mirafiori (Torino), dove le linee della 500e e delle Maserati rimarranno ferme fino al prossimo 20 aprile. Oltre 2.200 lavoratori rimarranno in cassa integrazione e nessuno sa quando la situazione prenderà una piega migliore. Stellantis è, perciò, “costretta” ad attuare un approccio multi-energia.
T&E raccomanda un indirizzo industriale chiaro e le giuste politiche di sostegno, al fine di promuovere la diffusione delle BEV nel Vecchio Continente. L’amministratore delegato Olivier François e l’intero gruppo di lavoro sono, inoltre, esortati a riconsiderare la strategia e a puntare di nuovo sulle city car, segmento in cui Fiat vanta una lunga e luminosa storia sia nella penisola sia al di fuori dei confini nazionali. L’elettrificazione del portafoglio prodotti è un passaggio essenziale per il futuro dell’azienda, che ha l’obbligo di accelerare, onde evitare di perdere competitività.