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Commercio auto UE-USA: allarme della lobby Acea per i dazi di Trump 

Gli Stati Uniti rimangono il secondo mercato più grande per le esportazioni di nuovi veicoli UE dopo il Regno Unito. 

Dopo i dazi auto annunciati da Trump, la lobby Acea (Case europee) lancia l’allarme, basandosi sui numeri elevatissimi del commercio UE-USA. Gli Stati Uniti rimangono il secondo mercato più grande per le esportazioni di nuovi veicoli UE dopo il Regno Unito. In termini di valore, gli States rappresentano il 22% del mercato dell’export UE (nel 2024). Anche le Case automobilistiche europee e internazionali hanno un’importante impronta manifatturiera in terra yankee, generando posti di lavoro e ricchezza per centinaia di migliaia di americani. Va evidenziato come i costruttori da mesi esortino i politici UE a prevenire i dazi di The Donald, ma il risultato dell’attività diplomatica s’è visto.

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Commercio auto UE-USA: cosa dice l’Acea

Sono 757.654 nuovi veicoli sono stati esportati dall’UE agli Stati Uniti nel 2024, per un valore di 38,9 miliardi di euro. E 169.152 i mezzi stati importati dagli States, per 7,8 miliardi di euro. Le nuove esportazioni di auto UE nel resto del mondo ammontano a 179,2 miliardi, di cui il 22% verso gli USA (5.171.710 unità, equivalenti al 15%). Mente le importazioni UE di vetture dal resto del mondo è di 84,3 miliardi di euro (9%) con 3.912.633 unità (4%). Di tutte le macchine dall’Unione verso il Nord America, abbiamo 111.584 erano elettriche a batteria (14,9%), per un valore di 5,9 miliardi di euro.

Gli Stati Uniti rimangono il secondo mercato più grande per le esportazioni di nuovi veicoli UE dopo il Regno Unito. 

Produzione europea sul posto, negli States

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Le Case automobilistiche internazionali producono circa 4,9 milioni di veicoli all’anno negli Stati Uniti, rappresentando il 48% della produzione di macchine totale degli USA. Tra queste, le aziende con sede in UE contribuiscono con circa 830.000 veicoli alla produzione totale. Oltre 762.000 veicoli realizzati nella patria di Trump dalle Case. I produttori esportano tra il 50% e il 60% dei veicoli Made in USA, contribuendo in modo positivo alla bilancia commerciale di Washington. Le società automobilistiche del mondo impiegano direttamente oltre 156.000 persone negli Stati Uniti, con le loro attività a valle, tra cui concessionari e rivenditori di ricambi auto, che supportano un totale di 2,4 milioni di posti di lavoro. Le Case con sede in Europa rappresentano quasi un terzo di questa forza lavoro, impiegando oltre 45.000 persone in Stati come Alabama, Carolina del Sud e Tennessee.

Comunque, Trump sapeva tutto

Fin qui l’Acea. Che aveva già comunicato tutto ai politici UE, come sul resto, ossia Green Deal, colonnine, incentivi, dazi anti Cina, dazi anti USA, tutela dell’occupazione, multe di 16 miliardi di euro per sforamento delle emissioni, all’interno del Dialogo Strategico cui è seguito un assai deludente Piano d’Azione (che è solo una cornice con regole tutte da approvare in seguito alle varie discussioni del Trilogo Commissione, Consiglio, Parlamento UE).

Storia vecchia quella dei dazi

Già in campagna elettorale, Trump aveva promesso dazi per fare grande l’America, ed era a conoscenza sia dei numeri sia delle possibili ritorsioni: a quanto pare, la politica del Vecchio Continente (UK inclusa) non era pronta a questa seconda ondata di problemi automotive, dopo quelli causati dal ban termico 2035. Dazi sulle merci peraltro già imposti in una certa misura dall’ex Biden, e ora amplificati, non certo a sorpresa. Massima cautela a questo punto con le contro tariffe eventuali ventilate dall’UE (specie da Macron) contro gli USA, cui seguirebbe una terza mossa del tycoon su altri beni e merci che metterebbe seriamente a rischio il Made in Italy di ogni tipo, specie alimentare.

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Riassumendo, abbiamo le tasse di importazione auto del 25% dal 2-3 aprile 2025 appena annunciate che si applicheranno ai quasi 8 milioni di auto importate annualmente negli Stati Uniti, più le tasse del 25% su acciaio e alluminio, più le tariffe del 20% sulla Cina precedentemente annunciati, più altri dazi annunciati da Trump in arrivo la prossima settimana, quindi le tariffe di ritorsione da parte di altri Paesi, cui seguirà inevitabilmente la contro risposta di The Donald.