Classifica mondiale Case auto nel 2024 Classifica mondiale Case auto nel 2024

Classifica mondiale Case auto nel 2024: chi fa più soldi 

Quali Case auto hanno guadagnato di più nel 2024, in base alle elaborazioni YATO Dynamics.

Felipe Munoz di YATO Dynamics ha elaborato la classifica mondiale Case auto nel 2024 relativamente a fatturato e altre voci economiche che riguardano i risultati finanziari. La base di partenza – come riporta sul suo profilo LinkedIn – è che l’anno scorso l’industria automobilistica globale ha venduto 73 milioni di vetture, con ricavi totali di 2,38 trilioni di euro, tale per cui si gira a 32.548 euro per ogni macchina consegnata. Secondo i bilanci ufficiali delle 30 aziende analizzate, i ricavi sono aumentati del 2,4%, tenendo presente i tassi di cambio tra il 31 dicembre 2023 e il 2024. Per trasparenza, le classifiche talvolta non includono cinesi (che non sempre pubblicano i risultati) e indiani.

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Le Case auto più redditizie nel 2024: margine operativo

1. Ferrari 28,15%
2. Porsche 14,06%
3. Suzuki 10,3%
4.Toyota 10,25%
5. Subaru 9,83%
6. Hyundai-Kia 9,52%
7. Mercedes-Benz 9,34%
8. Gruppo BMW 8,08%
9. Isuzu 7,25%
10. Tesla 7,24%

Le Case auto meno redditizie nel 2024: margine operativo

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10. Geely 5,58%
9. Mitsubishi 4,99%
8. Li Auto 4,86%
7. Renault 4,58%
6. Mazda 4,01%5.
5. Ford 2,82%
4. Tata Group 2,4%
3. Stellantis 2,35%
2. Nissan 1,22%
1. Great Wall 0,87%

Classifica mondiale Case auto nel 2024

Top ten Case auto al mondo per fatturato 2024

1. Gruppo Volkswagen 324.656.000.000 euro
2. Toyota 286.111.680.921 euro
3. Hyundai- Kia 184.791.690.858 euro
4. GM 180.130.824.790 euro
5. Ford 177.776.387.040 euro
6. Stellantis 156.878.000.000 euro
7. Mercedes-Benz 145.594.000.000 euro
8. Gruppo BMW 142.380.000.000 euro
9. Honda 133.170.923.539 euro
10. BYD 102.310.200.815 euro

Più soldi e meno auto: perché

Nel complesso, nel 2024 le Case hanno venduto 50.000 unità in meno rispetto al 2023. Pertanto, se gli incassi dell’anno scorso sono superiori a due anni addietro, allora le auto costano di più. Stracolme di tecnologia, anche per la sicurezza. Ci sarebbero poi le fluttuazioni dei tassi di cambio.

Classifica mondiale Case auto nel 2024

Ferrari superstar

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Nel 2024, Ferrari ha guadagnato 1,88 miliardi di euro su un ricavo totale di 6,68 miliardi: il 28% del valore di ogni auto è diventato profitto operativo. Il Cavallino ha incassato in media 136.671 euro per ogni vettura. Nel 2023, Maranello aveva incamerato 117.927 euro per supercar, il che significa che è riuscita ad aumentare i suoi profitti operativi a vettura del 16%. Il boom Purosangue s’è fatto sentire. I dazi USA danno noia eccome, anche alle società iper profittevoli, e il leggendario marchio italiano assorbirà l’urto con qualche ritocco verso l’alto dei listini, che comunque non dovrebbe penalizzare il brand, adorato da milionari di tutto il globo terraqueo.  

Exploit Suzuki 

Analizziamo il margine operativo, ossia la percentuale delle vendite che l’azienda guadagna dopo aver pagato le spese: quello di Suzuka è schizzato su dall’8,48% nel 2023 al 10,3% nel 2024, che è l’aumento più alto tra le 30 aziende analizzate. La Casa nippo è il terzo produttore più redditizio al mondo, dietro a mostri sacri come Ferrari (in ascesa) e Porsche (un po’ in declino, per via della sfrenata concorrenza dei marchi cinesi). 

Stellantis malessere

Il Gruppo euroamericano è in sofferenza. Meno vendite nel 2024, una caduta della redditività. Il margine è sceso dall’11,81% nel 2023 al 2,35% lo scorso anno: per il costruttore 656 euro per auto consegnata, con una diminuzione dell’82% rispetto ai risultati del 2023. Si attende la rivoluzione automotive del futuro CEO, dopo l’uscita dell’ex Tavares. Da capire il da farsi con i marchi italiani poco profittevoli, in sovrapposizione con altri all’interno della galassia di aziende.

Guai Nissan

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Pessimo 2024 per i giappo. Ora, non si sa bene se possa nasce una qualche alleanza con altre Case: il matrimonio con Honda è saltato per varie ragioni, specie per il fatto che il secondo (robusto) avrebbe avuto un peso superiore nella partnership rispetto al primo (debole).

Futuro automotive incerto nel 2025 e 2026

Tutti i Gruppi auto s’interrogano sul da farsi per il 2025 e 2026: se le cose sono chiare in Cina, con il boom elettrico e ibrido plug-in, altrove è nebbia fitta. In Europa, sempre più frequenti le marce indietro, coi produttori che dicono no all’elettrico totale per tornare al termico, adorato dai clienti. Va forte l’ibrido, su cui Toyota scommette parecchio, e che per Stellantis può significare ossigeno. Ma la politica è ondivaga. Fino a ieri, il governo italiano aveva fatto numero richieste a Bruxelles, sempre cadute nel vuoto: ora il ministro delle Imprese Adolfo Urso passa all’attacco è domanda lo stop immediato del Green Deal auto elettrica alla luce dei dazi imposti dalla presidenza Trump. Impossibile ragionare sul 2030 o sul 2035, anno del ban termico.

“Chiediamo l’immediata sospensione di quelle regole del Green Deal che hanno portato al collasso l’industria delle auto. Peraltro la più colpita dai nuovi dazi americani. Chiediamo di realizzare un immediato shock di deregulation che liberi da lacci e lacciuoli le imprese europee, chiediamo anche l’introduzione del pricipio del ‘Buy European’, speculare al ‘Buy American’ e la preferenza in ogni appalto pubblico del Made in Europe, così da incentivare gli investimenti produttivi in Europa. Chiediamo anche l’apertura di nuovi accordi di libero scambio con altre parti del mondo per aprire nuovi mercati alternativi”, così Urso.

È uno dei primi

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Urso è uno dei primi politici a dire basta al Green Deal auto elettrica 2019, visti i risultati pessimi sotto il profilo dell’occupazione e delle vendite. Altri lo seguiranno, smarcandosi dalla Commissione UE, che oggi è politicamente molto più debole del 2019. I Gruppi auto osservano di lontano senza sbilanciarsi, chiedendo solo il no alla guerra commerciale anti USA. Siccome le richieste delle Case non sono mai state ascoltate dal palazzo di vetro di Bruxelles, a questo punto è probabile l’arrivo di contro dazi UE, cui seguiranno altre misure ancora più pesanti di Trump.

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